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Supponiamo di avere un un sistema Linux
già installato e pronto per essere utilizzato. Non entriamo
nelle procedure di installazione, in quanto variano da sistema a
sistema e possono essere complicate. Comunque le ultime versioni
delle più importanti distribuzioni di Linux come la RedHat
4.1 o la Debian 1.1 sono molto semplici da installare e
hanno una procedura totalmente grafica, cosicché non è
così impossibile che un utente non pratico di Linux riesca ad
installarlo. I problemi forse vengono dopo...
Allora, se il nostro Linux è già
stato installato e configurato, siamo pronti per metterci al lavoro.
Accendiamo il monitor ed ecco apparire login: e dopodiché
Password: . Già, perché Linux è
multiutente e ogni utente deve “loggarsi”, ovvero
identificarsi e fornire la propria password di accesso. Dopodiché
ci appare un prompt, che ci ricorda il C:\> del DOS.
Di solito il prompt finisce con $ per gli utenti normali e con
# per root, il super utente. La root è la
login più ambita, perché può fare tutto,
compreso leggere la posta degli altri utenti o modificare i loro file
senza permission denied. Spesso i sysadm principianti lavorano
sempre come root, non tanto perché serva a qualcosa, ma per il
senso di onnipotenza che dà loro, e per la certezza assoluta
di far danni irreparabili all’intero sistema qualora si desse
un comando sbagliato.
Dal prompt possiamo inanzitutto fare le
solite cose elementari che si fanno anche con il DOS: ls per
avere l’elenco dei file (DIR del DOS), cd (CD
è l’equivalente DOS) per cambiare directory, mv
(REN) per rinominare i file e rm (DEL) per rimuoverlo. Vorrei
ricordare che sotto Linux non esiste l’undelete quindi un
file cancellato è cancellato PER SEMPRE. E a peggiorare le
cose, normalmente Linux non chiede conferma delle cancellazioni.
Cancella e basta, subito. Forse adesso capirete meglio perché
è meglio lavorare come root soltanto quando è
strettamente necessario...
In Linux come in DOS esiste un concetto
di directory corrente. Se voi siete l’utente pippo,
dopo il login la vostra directory corrente è (di solito)
/home/pippo (o /usr/pippo), detta la home directory
(la vosta “casa”, dove tenete i vostri file). Aggiungiamo
qualche altro comando utile: mkdir per creare una directory e
rmdir per rimuoverla: adesso possiamo fare un piccolo esempio
commentato (le scritta in corsivo sono commenti, le scritta in
grassetto sono comandi che dovete digitare voi. Naturalmente occorre
premere Invio dopo aver digitato ogni comando):
$ ls
[di solito, non c’è nulla]
$ >prova
[trucchetto per creare un file]
$ ls
prova
$ mkdir dir ; ls
prova dir
[più comandi concatenati con ;]
$ mv prova dir ; ls
dir
[prova si sposta in dir]
$ cd dir ; ls
prova
[eccolo qua]
$ rm prova ; ls
[nulla, ora la dir è vuota]
$ cd .. ; rmdir dir ; ls
[nulla, abbiamo cancellato tutto]
Linux utilizza per il file system una
gerarchia di directory. Per riferirsi ad un file occorre dare il nome
completo, utilizzando la ‘/’ (e non la ‘\’)
come separatore. Esempi di nomi di file sono /etc/passwd o
/usr/local/bin/perl. A differenza del DOS, in cui esistono i
“volumi” (A:, C:, F:), sotto Linux
non abbiamo nulla del genere. Allora, direte voi, come faccio ad
accedere ad un dischetto o ad un CD ROM? Linux consente di
“montare” un volume nella sua gerarchia di directory. Per
esempio per accedere ai file di un CD ROM si deve dare un
comando come questo (attenzione, per usarlo normalmente bisogna
essere root):
mount /dev/hdb /mnt/cdrom
Una caratteristica di Linux è che
le periferiche sono viste come file, quindi un intero CD ROM è
rappresentato in quel file “speciale” hdb. I file
speciali sono di norma raccolti nella directory /dev. Non
approfondiamo l’argomento dei file speciali che è lungo
complesso, e comunque non è utile a chi comincia. L’effetto
del comando mount è di trasformare il file periferica
in una gerarchia di file e directory collegato alla gerarchia
principale. Usando ls /mnt/cdrom possiamo vedere i file
contenuti nella directory principale del CD ROM. In realtà
talvolta il comando mount richiede di qualche parametro in
più, come il tipo di filesystem che si vuole utilizzare, se si
vuole montare read only eccetera. Linux è
abbastanza furbo da riuscire spesso a riconoscere da solo questi
dettagli (ma non sempre); in altri sistemi può essere
necessario specificare esplicitamente alcuni parametri. Il comando
inverso di mount, per “smontare” un file system, è
umount (e non unmount). Attenzione che prima di
estrarre un CD-ROM dal drive occorre smontarlo. Se si utilizza una
versione recente di Linux e un CD-ROM IDE non si riuscirà
nemmeno a estrarre il CD se prima non lo si smonta.
La documentazione dei vari comandi è
disponibile in linea, utilizzando il comando man per leggere
il manuale di ogni specifico comando. Comunque i manuali tradizionali
non sono ipertestuali, anche se i programmi più nuovi hanno
sempre più spesso la documentazione fornita in formato HTML o
info (un formato ipertestuale).
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