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Il Python sta crescendo molto ed occupa ormai un posto
rispettabile nel mondo dei linguaggi di scripting, ormai quasi al pari
del più noto Perl. In effetti, una chiara prova della diffusione
del linguaggio è data da freshmeat.net, un sito che
pubblica il nuovo freeware disponibile in rete: freshmeat
riportava 10 nuovi package Perl recenti e ben 8 Python
Come
dire, il linguaggio si avvicina in popolarità e diffusione al
Perl e conquista ogni giorno nuovi cultori. Spero con questi articoli
di aver contribuito alla sua diffusione, con lo scopo non di proporre
un poco utile linguaggio per passare qualche momento di relax, ma uno
ottimo strumento da utilizzare in pratica per risolvere ben precise
categorie di problemi (nella fattispecie scripting Web, System
Adminstration e supporto alla programmazione).
Non concluderò l'articolo ditrocendo che vale la pena di
provarlo perchè arricchisce la vostra cultura. Io il Python lo
uso, per progetti reali e in contesti commerciali. Mi limiterò a
raccontare come ho cominciato ad usarlo. Devo dire che quando ho dato
una buona occhiata al Python ero molto scettico ma anche abbastanza
frustrato: avevo perso alcune ore per risolvere un baco in uno script
Perl in teoria da cinque minuti, dovuto al fatto che non avevo
afferrato bene un dettaglio sintattico. Più ci pensavo più
mi sembrava assurdo che dopo quattro anni che lavoravo con il Perl,
ancora non ne avevo digerito completamente la sintassi. Quella
sintassi così stramba per me è un impiccio che
costringe ad avere sempre il manuale sottomano (non mandatemi email
dicendomi che non siete d'accordo, vi prego!). Perché nessuno
aveva ancora inventato un linguaggio di scripting chiaro e pulito come
Java?
Mi serviva un linguaggio di scripting (Java non
è un linguaggio di scripting) innanzitutto portabile tra Unix
e NT, che avesse la stessa plasticità del Perl, con strutture
dati primitive potenti come tabelle hash e liste. Il linguaggio che
cercavo doveva gestire bene le stringhe, con espressioni regolari
comprese nel linguaggio, e doveva essere interpretabile senza
alcuna ricompilazione in modo da poter scrivere uno script ed
eseguirlo anche con solo l'editor (o meglio ancora con il cat
>file o il copy con: file). Come il Perl il
linguaggio doveva essere poco tipizzato per non perdere tempo a
fare dichiarazioni e progettazione per semplici script (per esempio
in Java solo per impostare un pattern tipo *.txt o un
event-handler occorre dichiarare una classe!). Questo fantomatico
linguaggio doveva avere una sintassi più pulita e un
orientatamento agli oggetti decisamente più netto e meno
arzigogolato del Perl. E se fosse dotato anche di una shell con la
quale interagire (mancanza del Perl - per farlo si deve lanciare il
debugger!) non sarebbe stato male. Infine, possibilmente si doveva
trattare di linguaggio che avesse qualche supporto, ovvero non il
solito linguaggetto geniale tirato fuori da qualche ricercatore che
non usa nessuno. Avevo sentito parlare del Python e del fatto che
era abbastanza usato, ma mi ci volevano un paio di giorni per
studiarlo. Quando finalmente ho trovato il tempo e ho avuto modo di
approfondire meglio il linguaggio, ho capito di aver trovato quello
che cercavo. E a giudicare dal supporto che circola su Internet, a
quanto pare non sono il solo.
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